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“LA CHITARRA: REGINA PER UNA NOTTE”

“LA CHITARRA: REGINA PER UNA NOTTE”

Di Nicola Sulas.
La notte delle chitarre.

Si dice sempre che prima di Jimi Hendrix la chitarra fosse solo uno strumento come gli altri, relegata al ruolo di accompagnamento e sovrastata dalla personalità dei cantanti, sempre al centro dell’attenzione del pubblico, soprattutto quando le doti vocali, la presenza scenica ed il fatto di essere delle star era in grado di compensare qualsiasi altra “mancanza”. Il nero-cherokee mancino di Seattle è stato il mito per generazioni di ragazzini che, davanti ad un televisore a tubo catodico trasmettente sfarfallanti immagini in bianco e nero, vedendo le sue movenze selvagge ed il suo modo istintivo di suonare, hanno deciso che quello sarebbe stato il loro futuro.
Eppure la chitarra aveva già avuto i suoi momenti di gloria nella storia della musica moderna. Scotty Moore stava dietro Elvis nella prima parte della sua carriera ma questo non gli ha impedito di diventare una leggenda della sei corde, BB King faceva cantare la sua Lucille già negli anni ’50, Hank Marvin aveva già creato il suo magnifico suono “strato” nei primissimi ’60, Django Reinhardt aveva stupito il mondo ancora prima, inventando una tecnica strabiliante nonostante la sua menomazione. Sono solo alcuni esempi ma sono utili per inquadrare il ruolo della chitarra nella storia della musica, un ruolo iniziato molto indietro nel tempo, quando lo strumento è diventato un cardine nel definire il Blues come progenitore di tutto ciò che sarebbe arrivato dopo. È anche per questo che è stato fondamentale iniziare la serata di sabato 15 ottobre con l’esecuzione di Crossroads da parte di Matteo Zuncheddu. Matteo ZunchedduÈ stato un punto di partenza affondante le sue radici nel mito, situato all’incrocio della strada in cui Robert Johnson si inginocchiò per invocare la salvezza, finendo invece per perdere la sua anima ed entrare nella leggenda. Il blues del Delta è fatto di chitarre acustiche e di voci rotte dal fumo e dall’alcol, ma anche dall’armonica, in questo caso suonata da Sky Dog. L’esibizione è breve ed intensa, il giusto modo per iniziare in maniera appassionante la serata, ed è dedicata per buona parte a Robert Johnson, con un brano di Skip James e un altro di Johnny Winter, quasi a testimoniare il passaggio dal blues suonato dai neri a quello interpretato e creato dai bianchi.
Il programma segue in qualche modo una traccia storica, ed è giusto così dato che la chitarra, se non ha avuto evoluzioni sconvolgenti come strumento, ha attraversato la storia della musica creandola.

E Il blues ha generato il Patrick AtzoriRock’n’roll, così dice la storia, che Patrick Atzori celebra magnificamente nell’esibizione successiva, portando l’elettricità nel teatro e infuocando il pubblico col suo modo di suonare divertente e le movenze da attore navigato, in un set che comprende alcuni superclassici e un brano dello stesso Atzori.

Pochi minuti di pausa e Mauro Amara porta il pubblico nel mondo del country, con la sua Telecaster dalMAURO AMARA legno attraversato dalle bruciature che compie un viaggio nella musica popolare americana contaminata dalla modernità con l’omaggio a Brad Paisley, star americana del country-rock, e il tributo al passato rappresentato dall’esecuzione del classico di Merle Haggard, Workin’ man blues.

salvatore-amara-1Il set successivo vede anche un passaggio di mano familiare, con Salvatore Amara a salire sul palco e a regalare una delle sue intense e divertenti esibizioni insieme alla The Easy Blues Band. Un altro salto stilistico e temporale immerge il pubblico nel blues e nel soul elettrico, valicando il fosso che separa la campagna ed i suoni acustici dai paesaggi urbani. Si passa quindi da classici come Hoochie Coochie Man a conosciute soul-songs come Mustang Sally, Hit the road Jack, I got a woman, Hold on I’m coming, oltre a rivisitazioni di blues puri come Sweet home Chicago, rock’n’roll come Whole Lotta Shakin’ Goin’ on e rock più moderno come Steamy windows di Tina Turner. L’esibizione è carica di groove ed il pubblico risponde entusiasta, soprattutto quando si uniscono a cantare sul palco Mino Martone, che abbandona temporaneamente il suo ruolo di presentatore, e Valentina Frau, in una jam molto coinvolgente. L’esibizione di Salvatore Amara precede il passaggio verso il jazz, il quale ha una storia parallela al blues e con questo è intimamente legato. massimo-ferraMassimo Ferra porta in sala suoni diversi, più scarni e meditativi ma allo stesso tempo emozionanti. Il set si sviluppa in un duetto tra il chitarrista e la batteria di Francesco Sotgiu, che dialoga magicamente con la sei corde in maniera solistica.
Dopo il jazz non poteva che essere il turno della fusion, nata per unire i mondi del rock e del jazz e creare un genere unico.

Il set di Davide Pirodda comprende lunghe versioni di due brani davide-piroddasimbolo quali Voodoo Child di Jimi Hendrix e Spain di Chick Corea, rivisitati con gusto in maniera personale in una reale fusione di generi avente la chitarra come protagonista assoluta.
francesco-congiaChiude il cartellone Francensco Congia col suo stile frenetico e una tecnica chitarristica strabiliante, presentando brani originali e una rivisitazione di Burn dei Deep Purple, terminando idealmente un percorso attraverso il modo di suonare la chitarra nel tempo e la nascita e l’evoluzione di stili generi. Ovviamente non può essere finita così, c’è ancora il tempo per altre jam che vedono coinvolti tanti musicisti e ospiti in un’atmosfera che ormai è diventata completamente di festa.
La chitarra: regina per una notte” è stato uno spettacolo che in qualche modo ha valicato i confini della semplice esibizione musicale, per il numero dei musicisti coinvolti, per la complessità della pianificazione tecnica, per la gestione della parte relativa alla ristorazione e della location. I complimenti vanno quindi in maniera scontata e meritata tanto ai musicisti quanto all’organizzazione, che ha saputo dirigere ogni aspetto legato alla serata in maniera efficiente. Dato il successo di pubblico, che ha apprezzato e si è evidentemente divertito, l’auspicio è che la serata si ripeta, o che addirittura diventi un appuntamento fisso e coinvolga sempre più musicisti e affronti più generi musicali.

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