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INTERVISTA A ALFONSO SANTIMONE DEI FLEE

INTERVISTA A ALFONSO SANTIMONE DEI FLEE

Intervista integrale realizzata in occasione del concerto dei Flee al Festival Musica sulle Bocche 2014

 

Prima del concerto a Santa Teresa di Gallura abbiamo intervistato Alfonso Santimone dei FLEE, giovane pianista e compositore fra i più interessanti del jazz contemporaneo.

Intervista

Quando è nato il gruppo?

Alfonso Santimone: Il gruppo nella sua attuale forma con Tommaso alla batteria e Gabriele al basso è nato 3 anni fa. Nella mia testa c’era da molto tempo.
E anche nella storia musicale di noi due fratelli Santimone. Questo tipo di formazione è stata la nostra palestra musicale d’elezione ai tempi dell’adolescenza quando muovevamo i primi passi spericolati nel mondo del jazz e dell’improvvisazione.

 

Chi ti/vi ha ispirato?

Alfonso: A questa domanda è difficilissimo rispondere. Le ispirazioni e le eredità musicali e artistiche in genere sono veramente tantissime.
Sicuramente abbiamo una predilezione per i compositori e gli improvvisatori che sanno raccogliere una tradizione ed interpretarla in modo originale, innovativo, autentico e sanguigno.
Cerchiamo nel nostro piccolo di fare lo stesso. Tradizione, transizione, tradimento… Ieri sera a cena parlavamo per esempio dell’importanza della scuola di Chicago nelle musiche improvvisate contemporanee ( da Muhal Richard Abrams a Steve Coleman, da Henry Threadgill a Roscoe Mitchell e molti altri “insospettabili” come Herbie Hancock o Jack de Johnette per esempio)

 

Quali sono state le esperienze, le collaborazioni più significative?

Alfonso: Anche qui è difficile scegliere. Spesso le collaborazioni più significative non sono collegate ai musicisti più “in vista”. Ma senz’altro la storia di tutti noi quattro è piena di collaborazioni molto importanti. Da Robert Wyatt a Tony Scott, da Michael Blake a Jim Black, da Enrico Rava a Roberto Gatto a Don Byron, Chris Speed. Mio fratello ed io amiamo sempre ricordare il nostro sodalizio con Giulio Capiozzo che tanto ha
creduto in noi quando eravamo appena ventenni. Le collaborazioni più significative sono sicuramente quelle che ti danno molto umanamente oltre che musicalmente.

 

Il 31 siete al festival, cosa ci aspetta?

Alfonso: Beh, spero prima di tutto una bella serata inseme a chi sarà lì. Anche ai tanti amici e splendidi musicisti con cui abbiamo spesso collaborato e che saranno lì. Enzo Favata, UT Gandhi per esempio. Musicalmente c’è da aspettarsi una musica sicuramente complessa, astratta ma contemporaneamente carica di vitalità ed energia. Mi piace pensare che gli ascoltatori debbano essere bravi a improvvisare l’ascolto esattamente
quanto noi cerchiamo di essere bravi a improvvisare. I musicisti e il pubblico danno vita a qualcosa di grande se sanno stare insieme.
La musica è soprattutto nelle orecchie e nell’anima di chi la ascolta.
Come diceva John Cage, “Happy New Ear!”

 

Cosa suonerete?

Alfonso: Svariate composizioni originali che ho scritto apposta per questo gruppo tra cui “Viscoso”, “BrumBrum Gyaya” e “Dotsy”. Altre mie “vecchie” composizioni come “Ludwig van Gauss” ed “Ecce Combo”. Più alcuni brani di compositori che amiamo come “Kathelin Grey”, “Ritob” e “Cud-ba-rith”.

 

Cosa troviamo nella vostra musica?

Alfonso: Una sorta di blues astratto. Molta polifonia e la tendenza a lavorare su strutture che dal punto di vista metrico e ritmico hanno
la tendenza a farci sentire come in assenza di gravità. Una certa passione per la velocità. E spero molte sorprese!

 

Quanto è importante per voi questo concerto e questa stagione?

Alfonso: Molto importante perchè il gruppo si sta “facendo le ossa” in vista di una registrazione che avverrà entro l’anno. Importante per la cornice del festival e per le persone che lo animano per cui ho grande stima e amicizia. Il trucco è pensare che ogni concerto sia sempre molto importante.
Mettersi nell’ottica di costruire un dialogo con i compagni di musica. E tra i compagni di musica includo il pubblico!

 

Raccontaci un aneddoto, una storia simpatica o significativa successa durante la tua musica.

Alfonso: Sono troppe le storie e gli aneddoti e non riuscirei a sceglierne. Poi alcune cose non posso raccontarle in pubblico!
Magari al bancone di un bar!

 

Qual è il concerto che ti è rimasto nel cuore?

Alfonso: Da ascoltatore il concerto del trio di Bill Frisell con Kermit Driscoll e Joey Baron visto quando avevo 18 anni. Sono uscito a tre metri da terra! Pochi anni prima il concerto del quartetto di Jackie McLean visto a un metro dalla campana del sax di Jackie. Mio fratello Daniele ed io in prima fila in estasi! Una grande indimenticabile energia. E poi Il Prime Time di Ornette Coleman. E l’Art Ensemble of Chicago, Evan Parker in solo etc.. Ma sono anche qui almeno una trentina i concerti di ambiti e musiche diversi che mi sono rimasti nel cuore.
Da musicista tantissimi. Sono legati anche alle persone e agli amici con cui ho suonato. La tua domanda mi fa venire in mente i volti e le espressioni degli amici sul palco con me. Piccole istantanee visive e sonore allo stesso tempo. Difficili da rendere con le parole.

 

programmi futuri?

Alfonso: Crescere come musicisti affinando la nostra voce originale. Comporre e studiare sempre più. Registrare un po’ di nuove cose sia con questo gruppo che con altri. Fare un disco in solo un con il piano e uno con l’elettronica. Lavorare come produttore artistico e arrangiatore in dischi di altri. Sentire eseguite da una grande orchestra alcune mie composizioni che non prevedono improvvisazione. Autocostruirmi nuovi giocattoli sonori elettronici. Avere giorni di 72 ore.

 

Per maggiori informazioni e contatti:

visita la pagina Facebook di Alfonso Santimone

 

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