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INTERVISTA A LUIGI BONAFEDE, FAMOSO PIANISTA E BATTERISTA

INTERVISTA A LUIGI BONAFEDE, FAMOSO PIANISTA E BATTERISTA

Abbiamo incontrato Luigi Bonafede a seguito del concerto a Cagliari.

di Marco Sotgiu.

Luigi Bonafede ha suonato in trio con Francesco Sotgiu e Piero Di Rienzo e ci ha rilasciato una piacevole intervista.

Luigi Bonafede è un pianista, batterista, compositore e arrangiatore di fama internazionale. Come leader e co-leader ha partecipato ai più importanti jazz festivals nazionali e internazionali, alternando esibizioni alla batteria e al pianoforte. Come batterista, fra gli altri, ha suonato nel gruppo di Franco D’Andrea e Bob Berg e completa il suo successo internazionale grazie alle sue composizioni e come pianista leader, co-leader di numerose formazioni.

Per maggiori informazioni su Luigi Bonafede si rimanda ai siti internet suggeriti a fondo pagina.

Ascolta l’audio dell’intervista

Intervista

 

ciao Luigi da Vivere a Cagliari, come stai?

Luigi Bonafede: ciao, bene e spero lo stesso per tutti gli amici di Vivere a Cagliari

 

Che cosa è cambiato da quando hai iniziato a suonare?

Luigi: Sono cambiate tante cose ma per riassumere, principalmente in due: la prima è che stanno scomparendo quelli che hanno fatto la storia del jazz che servivano da punti di riferimento, da ragazzo ho visto Oscar Peterson, Bill Evans, Horace Silver, Mingus, Elvin Jones, Miles Davis, etc. musicisti che hanno fatto da scuola, da sprone, ma anche da confronto, da calmiere, ai quali non interessava se avevi vinto il top del jazz ma “solo” se suonavi il jazz con il linguaggio e il mood giusto ecc … La seconda è che prima la protagonista era la musica e adesso lo è il musicista, quindi la preparazione (tecnica, armonia le, doti ecc) non sono più al servizio della musica per raggiungere un obbiettivo artistico ma quasi esclusivamente per il proprio ego.

 

Essere te stesso o essere commerciale, ti sei trovato di fronte a questo dilemma?

Luigi: Direi di no, nel senso che quando ero giovane non avevo dubbi (ero convinto che si dovesse suonare solo il jazz per essere puri e coerenti) quindi non mi ponevo il problema poi (ormai da tanti anni) ho capito che il dilemma non è tra jazz e commerciale ma tra rimanere te stesso o lasciarti trasportare dalle mode a prescindere dal genere musicale,….per esempio moltissimi anni fa bussò alla mia porta Mia Martini (sapevo a stento chi era) prima che ritornasse in auge (anche se purtroppo per breve tempo) e mi disse che cercava un pianista che collaborasse con lei. Io all’epoca pensavo a John Coltrane e Charlie Parker e le dissi che non ero interessato, e non è stato un dilemma, pensavo che la coerenza fosse suonare solo jazz. Ora so che è stato uno degli errori più grossi della mia vita e non per “l’occasione” di visibilità che ho perso ma perchè oggi per me conta non cosa suoni ma con chi/come/quando e perchè suoni e lei era una grande interprete ed un’artista vera…Il jazz è un modo di vivere più che un modo di suonare. Il vero dilemma è: suonare te stesso o rinunciare al tuo DNA? E questo è difficile da accettare. Ed è per questo che ci sono musicisti bravissimi come Francesco Sotgiu che è uno dei più bravi batteristi europei, che non suona quanto dovrebbe.

 

Chi sono i musicisti che ti hanno influenzato maggiormente?

Luigi: Penso di aver ricevuto imput da tutti i musicisti che ho ascoltato ed incontrato ma sicuramente Coltrane (in egual misura i componenti del quartetto) è in assoluto il numero uno, subito dopo, ma esclusivamente per un fatto di minor misticità rispetto Trane, Miles Davis quintetto.

 

Cosa significa per te essere un musicista?

Luigi: Come ho detto prima, essere se stessi, seguire il proprio DNA le proprie inclinazioni, le proprie doti e non seguire la vita degli altri ma prendendone spunto, riconoscendone i pregi e speri che anche gli altri lo facciano con te.

Ho sempre avuto predisposizione a comporre musica e l’ho sempre fatto anche se questo mi è costato caro sin dall’inizio: pensavano che ero presuntuoso perchè al posto di fare la gavetta e studiare gli standars osavo scrivere e suonare musica mia, con sottointeso che tanto sarebbe stata comunque una schifezza rispetto Ellington o Porter..….con questo criterio (senza ovviamente paragonarmi a loro) Monk o Shorter non avrebbero dovuto scrivere la loro musica…..Morale della favola, se ho registrato tanti cd ed ho partecipato come leader (oltre che come sideman) nei principali festivals internazionali è grazie alle mie composizioni ed al modo in cui le suonavo. Purtoppo in Italia c’è la tendenza a cercare sopratutto i difetti. Questo non succede con gli americani, che mi hanno fatto i complimenti e hanno parlato bene di me per le cose belle; i problemi li sapevano, ma erano problemi miei…Tornando alla domanda essere un musicista vuol dire vivere con i piedi per terra, senza sentirsi diversi o speciali, senza vestirsi da jazzista, vuol dire portare rispetto alla musica quindi essere onesti ed umili dentro e non formalmente, vuol dire ascoltare con le antenne più che con le orecchie e non dare mai per scontato niente (anche quando lo è).

 

Ci sono composizioni che nascono da batterista?

Luigi: A volte, nel senso che magari ti viene o hai ascoltato una divisione ritmica che ti prende particolarmente e ci “costruisci”, quindi in maniera spontanea, della melodia o e dell’armonia

 

Quando suoni il piano ti viene voglia di passare alla batteria o viceversa?

Luigi: Sì, spesso, ovviamente quando il batterista suona male…scherzo…Molti batteristi in Italia suonano meglio quando accompagnano i fiati e quando arrivano al pianoforte, il volume va abbassato e non riescono a tenere alto il tiro e la tensione. Mentre il batterista vero le deve tenere sempre alte.

Ho sempre suonato il piano in maniera percussiva….a volta questa voglia l’ho realizzata nel senso che ho fatto dei concerti e anche il penultimo cd dove mi sono messo la batteria alla destra del seggiolino del piano e senza sovraincidere, passava da uno all’altro…ma poi ho smesso perchè mi sentivo in imbarazzo al pensiero di passare per un esibizionista.

 

Cosa cerchi dai musicisti con cui suoni?

Luigi: Cerco amicizia sincerità cerco un suono, cerco complicità, profondità massima, concentrazione, cerco la loro essenza, tutto ciò che ci consenta di contattare emotivamente prima noi stessi e di conseguenza chi ci sta ascoltando. Cerco di “sfruttare” reciprocamente quello che ci possiamo dare e che suonino per la musica e non per auto contemplarsi, come fanno purtroppo gran parte dei musicisti, devo dire con tristezza.

 

Come è andata la serata a Cagliari?

Luigi: Bene! Una serata “improvvisata”, c’era Francesco Sotgiu  alla batteria con cui ho registrato dischi e soprattutto fatto un sacco di concerti dagli anni fine ‘80/’90 e Francesco è un musicista, oltre che batterista che stimo veramente tanto. Mentre Piero Di Rienzo lo avevo incontrato tanti anni fa a Milano ma ci siamo persi di vista e mi ha fatto piacere ritrovarlo…E’ un bel musicista, ha un bel suono, ha esperienza, ha passione, ama quello che fa e il ruolo del suo strumento e mi son trovato bene.

 

Luigi, Vivere a Cagliari ti ringrazia per l’intervista e per la buona musica che ci regali.

Luigi: io ringrazio voi e tutti gli amici di Vivere a Cagliari, ciao!

 

Per maggiori informazioni e contatti:

Leggi la biografia di Luigi Bonafede

visita la pagina nel sito internet di Jazz Italia

Ascolta alcune tracce dell’album di Luigi Bonafede – “To Advance”

Guarda il video

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