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INTERVISTA A SERGIO CALAFIURA

INTERVISTA A SERGIO CALAFIURA

Sergio Calafiura è un cantante e un interprete fra i più importanti in Sardegna.

E’ dotato di una vocalità straordinaria e spazia fra la musica rock, il blues e il pop, collaborando con i musicisti più importanti della scena sarda.
Un artista in continua crescita e rinnovamento che della creatività fa la sua prerogativa, che l’ha portato a sviluppare nel 2012 il Voice Power ST, un proprio metodo di insegnamento che propone con successo agli allievi in tutta Italia.
Abbiamo incontrato Sergio Calafiura per conoscerlo meglio.

Chi sono i musicisti che ti hanno influenzato in particolar modo?

Sergio: parecchi! Da Gino Paoli ai Pantera. La mia coscienza musicale inizia però con Michael Jackson prima degli anni 90, da bambino diciamo, per poi trovare sfogo nel rock quando mio zio nel 92 mi regalò Innuendo dei Queen. Quando in casa apparve Love At The First Sting degli Scorpions però fu vero amore e il rock mi accompagnò e influenzò per molti anni dell’adolescenza. Ma il canto arrivò più tardi, prima ancora mi appassionai alla chitarra. La mia parte da cantante non era molto preparata quindi tutti gli ambiti rock e hard rock da cantare erano per me impossibili. Andai sul rock italiano, più comunicativo e meno impreziosito da un punto di vista tecnico. Ricordo che a 14 anni in camera canticchiavo gli Anhima, i Dhamm, i Clandestino e i Timoria. Ma solo più tardi iniziai a cantare, avevo 16 anni e qualcuno mi chiese di farlo, così mollai i tentativi di diventare un virtuoso della chitarra.
Poi crescendo Jeff Buckley, Deep Purple, Led Zeppelin, Skid Row, Police, Norah Jones e l’inarrivabile Chet Baker (piansi quando sentii per la prima volta la sua versione di My Funny Valentine).

Gli anni passati fuori dalla Sardegna sono stati importanti per te?

Sergio: Direi proprio di si. A 19 anni decisi che da grande avrei fatto il cantante, mollai tutto per partire a Milano e studiare musica e canto. Ha formato il mio carattere e la mia determinazione e non sono stati momenti facili, però hanno dato molti frutti. Perché senza quei sacrifici e questa sete, probabilmente non sarei mai arrivato fino a Seattle per insegnare, o a lavorare in Francia e così via nelle altre regioni italiane. Saprai anche tu quanto è difficile per un sardo riuscire a trovare visibilità e credibilità fuori dalla propria isola. Questa determinazione provo a trasmetterla durante le mie lezioni ai ragazzi che vorrebbero fare musica nella vita.

Dividi il tuo tempo fra i concerti e l’attività di insegnamento, pensi che una delle due sia più importante per te?

Sergio: Questa è una bellissima domanda! E credo che divagherò se mi sarà concesso.
Chi insegna e smette di cantare è per me un mezzo cantante o un mezzo insegnante. Dov’è la passione per la musica? Lo fai solo per lo stipendio (e infatti non sarò mai ricco hehehe).             Io potrei fare a meno di tutto, ma non del palco, non del pub, anche se devo esibirmi dentro lo spazio di una mattonella. Mi riconosco come cantante prima di tutto, ed è grazie a questo che insegno. Perché insegno la mia esperienza, che è fatta di titoli, è vero, che mi completano, ma che senso avrebbe insegnare se non mi ponessi ogni volta delle sfide nuove da cantante o se quei titoli non li testassi su di me. O se non avessi più il desiderio di esibirmi con una band. Insegnare è complementare alla mia passione, anche se lo stipendio maggiore arriva dal coaching. Se smettessi di cantare per insegnare sarebbe triste.
Una ragazza con la quale stavo anni fa una volta mi disse “ma perché fai le “seratine”? non ne hai più bisogno!” Risposi appunto che potevo fare a meno di tutto ma non del palco.

Da un periodo piuttosto lungo in tv dominano i talent, le accademie di canto, sicuramente hanno creato una moda e gli appassionati sono aumentati notevolmente; ho l’impressione che queste trasmissioni creino e distruggano nuovi musicisti nel giro di breve tempo. Tu cosa ne pensi?

Sergio: Premessa. I veri musicisti restano sempre. Perché non hanno bisogno di quel tipo di conferme, lo sentono dentro.
Sono sempre stato contrario ai Talent, ma un giorno un allievo molto in gamba (che dopo arrivò quasi alla finale di The Voice, tornando al discorso sulla determinazione) mi disse che avevo ragione, ma non c’erano altre possibilità per avere “contratti” discografici o visibilità commerciali. Come dargli torto. Su richiesta preparo i cantanti ai Talent, in modo che diano il meglio, interpretazione e esecuzione e gli dico sempre che quel modo di fare musica non sarà mai libero e sarà probabilmente illusorio. Alcuni ci hanno sbattuto il muso, ma resta un passo da fare, la generazione dei Talent conosce quello e sentono il diritto di farlo.
Credo che se vuoi entrare in gioco, a un certo punto devi scendere a patti col sistema.
Ovviamente a questo gioco possono partecipare tutti, anche chi non capisce che “l’arte non ha scopo”, non di questo tipo almeno.
Poi, se si vuole parlare di musica come arte, quella non ha bisogno di tv, se ce l’hai arriva sempre! L’unica cosa che devi fare è stare al passo coi tempi se vuoi che arrivi veramente: i canali social di diffusione, da YouTube a Facebook, Spotify e così via ormai sono alla portata di tutti, dai grandi al 12enne in cameretta. Se ti sai muovere, puoi essere catapultato dove gli stessi big nuotano, e “giocare” quasi ad armi pari.
Red Ronnie una volta disse che non c’è più spazio per i nuovi De Andrè, i nuovi Guccini ecc. Io credo che ci siano, e che siano protetti dalle nicchie degli ascoltatori attenti e con una mentalità musicale meno “semplice”, meno da format televisivo di massa.
Ho divagato molto anche qui, ma sarebbe stato scontato dire che la tv ti rende celebre per un paio di mesi, lo sanno tutti che funziona così. E ci hanno abituati a questo. Ci bastano i video, le foto e i gossip da postare. Ma questa è vanità. Nulla a che fare con la musica.

“Non riesco a fare altro se non cantare nella mia vita, ma allo stesso tempo, se ci penso a freddo, so che odio cantare!”. Sono le tue parole in un bellissimo post nel tuo blog a proposito dell’ansia. Anche io nella mia piccola esperienza nella musica ho dovuto combattere contro l’emozione di salire sul palco: cosa consiglieresti ai giovani musicisti per gestire l’emozione in modo positivo?

Sergio: Ti ringrazio! Quell’articolo l’ho scritto per gli allievi che pensavano che io non capissi le loro paure perchè avevano un’idea di me sempre sicuro. È stato commovente avere i ringraziamenti per quella paginetta.
Tornando alla domanda gli direi che il più delle volte la paura passa quando apri bocca e inizi a cantare. Tutto il casino succede prima, ma passa. Quella mano che ti trattiene e ti consiglia di scappare è, tutto sommato, emozione pura, vera, è vertigine di cadere. In quel momento forse sei tu, senza vestiti, senza pelle ne ossa. Una volta finito tutto, unirai quella paura all’emozione liberatoria che si prova quando canti, e non lo dimenticherai, se non dopo molto tempo. Il canto è terapeutico, se ti piace e sei “stonato” (non è vero che lo sei) fallo! Chi ti giudica è quello che non sa guardare, ne sa ascoltare. Cosa c’è di più bello nel vedere una persona libera? C’è solo da imparare. Io ho imparato tanto da Tricarico ( il singolo di successo fu Puttana La Maestra ), artista che ammiro, con seri problemi di intonazione ( come tanti artisti famosi in Italia e non ), quando andò a Sanremo a fine Festival un giornalista maligno gli chiese “Come mai il disco che hai inciso è perfettamente intonato?” Lui rispose: “Il disco è sbagliato”. Mitico!

A proposito di emozioni, quali sono le più ricorrenti che provi quando suoni e cosa ti da più soddisfazione del tuo lavoro?

Sergio: Partiamo dal cantante: ci sono dei brani, che possono essere quelli scritti da me o le cover che interpreto, che hanno sempre una dedica. E lì sparisce tutto, non vedo nessuno. Credo che molti di noi provino questa sensazione. È una sorta di trance, io la traduco come fosse una meditazione.
E poi voglio far vibrare chi ascolta, se succede, quello mi da soddisfazione, ma non so dirti se sia solo per nutrire l’ego o solo per la voglia di dare e ricevere.
Come coach la cosa che mi da più soddisfazione è capire il problema del cantante (tecnico o emotivo), poi trovare la soluzione, successivamente stupirlo e fargli fare cose che non pensava di poter fare. Anche lì l’ego ringrazia hehehe!

Che importanza dai allo studio e all’istinto in un musicista?

Sergio: Non credo che tutti debbano studiare. Io ho iniziato quando quello che avevo non mi bastava più. Se sento dei limiti e conosco una strada per abbatterli allora quello è il momento. Probabilmente quello è il modo per conservare l’istinto e farlo crescere con l’abbattimento dei limiti e l’ampliamento della conoscenza. Dovrebbero andare di pari passo. Poi credo anche che l’istintività ce l’abbia a prescindere chiunque se si fa quello che si sente, è una questione caratteriale.
Quando un cantante viene da me per fare la lezione prova di canto, la prima domanda che faccio è : perchè vuoi studiare canto?
È importante avere le idee chiare, se non ci sono, si tirano fuori. Perché così capisci quanto è importante quello che farai per te stesso.

Periodo ricco di novità questo, sono arrivo in marzo di due nuovi seminari di canto…

Sergio: Ebbene si, uno gratuito che esporrò io. Il 5 marzo alla Voice Power di Selargius. Ho raccolto alcune canzoni che mi hanno fatto crescere vocalmente, le canterò e le analizzerò insieme ai partecipanti. Un workshop dentro e fuori la voce, meccanica (anatomia e parti in movimento) e colori.
Un altro partirà a metà marzo con un grande personaggio che ammiro molto: Alessio Ventura.
Farà un laboratorio di 4 incontri sulla produzione della voce. In pratica ogni partecipante registrerà una canzone che durante le giornate di laboratorio verrà scolpita man mano in modo da poter lavorare sull’importanza della parola, della frase e della canzone. Un lavoro accurato che porterà alla registrazione finale del brano.
Inoltre a marzo partiranno i corsi di canto RAP con Lavinia Viscuso.

Per maggiori informazioni:

Sergio Calafiura – Vocal Coach
Certificato MCI (Master Certificate Instructor) The Vocalist Studio (2010/2014)
Certificato c.f.p. EVTS Voice Craft
Fondatore del metodo Voice Power ST
Certificato di Coach Professionista PNL
Direttore Accademia di Musica Voice Power di Selargius e Assemini (Ca)

Leggi la biografia di Sergio Calafiura
info@: +39 3404035277
www.sergiocalafiura.it
www.voicepower.it

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