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“RICORRENZE MUSICALI”: BILLIE HOLIDAY.

“RICORRENZE MUSICALI”: BILLIE HOLIDAY.
Venerdì 7 Aprile, 27° puntata di “RICORRENZE MUSICALI”: BILLIE HOLIDAY.
Rubrica ideata e curata da Salvatore Amara, chitarrista e autore cagliaritano.

Il giorno 7 APRILE 1915, a Philadelphia, Pennsylvania, nasceva
Eleanora Fagan o Elinore Harris, in arte BILLIE HOLIDAY

BILLIE HOLIDAY
Eleanora Fagan o Elinore Harris, in arte Billie Holiday, soprannominata Lady Day (Philadelphia, Pennsylvania 7 aprile 1915 – New York City, New York 17 luglio 17 1959). Cantante e autrice jazz e blues, fra le più grandi di tutti i tempi. Billie Holiday nacque da un chitarrista jazz e suonatore di banjo ed una ballerina di fila entrambi minorenni. Il padre subito dopo la sua nascita lasciò sia lei che la madre per seguire le orchestre itineranti. Billie Holiday ebbe un’infanzia travagliata e dolorosa. La madre si trasferì a Philadelphia dopo essere stata bandita, per essere rimasta incinta, dalla casa della propria famiglia. Billie Holiday iniziò subito a lavorare come domestica, trattata duramente dalla cugina della madre, alla quale quest’ultima l’aveva affidata mentre, a sua volta, lavorava come domestica a New York. Ovviamente il suo percorso scolastico non fu regolare, spesso saltava la scuola senza alcuna giustificazione, e nel 1925 finì davanti al giudice minorile, che la spedì in un riformatorio cattolico, dove fu battezzata. Dopo quasi un anno fu rilasciata e affidata alla madre, che nel frattempo aveva aperto un ristorante. A 10 anni circa, dopo aver subito un tentato stupro ed evitato diversi altri tentativi di violenza, Billie Holiday si trasferì con la madre a New York, ad Harlem, in cerca di fortuna, ma dopo breve tempo fu costretta a procurarsi da vivere prostituendosi in un bordello clandestino. Guadagnò qualche soldo in più lavando gli ingressi delle case del quartiere, e non si faceva pagare solo dalla tenutaria del bordello, che in cambio le lasciava ascoltare i dischi di Bessie Smith e Louis Armstrong sul fonografo del salotto. Quando nel 1929 la polizia scoprì il bordello lei venne arrestata e condannata a quattro mesi di carcere. Rimessa in libertà, decise, per evitare di tornare a prostituirsi, di cercare lavoro come ballerina in un locale notturno. Non sapeva ballare, ma venne assunta immediatamente quando la fecero cantare, e ad appena 15 anni iniziò la sua carriera nei numerosi night clubs di Harlem. Quando scelse il suo nome d’arte prese il cognome del padre e il nome Billie in omaggio all’attrice Billie Dove. In questo periodo le colleghe iniziarono a chiamarla ironicamente The Lady (“La Signora”), perché si rifiutava di ricevere le mance dai clienti prendendo, come facevano tutte le altre, le banconote tra le cosce. Dopo essersi esibita in vari clubs la sua reputazione iniziò a crescere e alla fine del 1932 la diciassettenne Billie Holiday sostituì la cantante Monette Moore, nel club Covan’s, dove agli inizi del 1933 la vide il produttore John Hammond, che le organizzò alcune sedute in sala d’incisione con Benny Goodman, con il quale sul finire di quello stesso anno Billie Holiday incise i suoi primi dischi. Hammond, impressionato dal suo modo di cantare, simile ad un’improvvisazione strumentale, nel 1935 le procurò un contratto con il pianista Teddy Wilson, per l’incisione di alcuni dischi, che ebbero un immediato successo e la fecero conoscere al grande pubblico, grazie alla sua voce intensa, con la quale fluttuava sul tempo e sul ritmo, e così drammatica da riuscire sempre ad emozionare. In quello stesso anno Billie Holiday recitò un piccolo ruolo in Symphony in Black: A Rhapsody of Negro Life, di Duke Ellington. Nel 1936 cominciò a incidere dischi col proprio nome, Billie Holiday & Her Orchestra, per l’etichetta Vocalion, che divennero popolari jazz standards, tra tutte Summertime. Nel 1937 diverse sue canzoni scalarono le classifiche di vendita. Successivamente lavorò con Count Basie che poi la licenziò per il suo comportamento poco professionale ed inaffidabile, anche se lei disse che il motivo era dovuto alla paga troppo bassa, di cui si era lamentata, ma probabilmente ciò fu dovuto anche a divergenze di carattere artistico, relative alla scelta dei brani e al modo di interpretarli. Poco dopo fu assunta da Artie Shaw, grazie al quale Billie Holiday fu tra le prime cantanti afroamericane ad esibirsi, con un ingaggio a tempo pieno, assieme a musicisti bianchi, superando le barriere razziali. Nei locali del sud doveva, comunque, utilizzare l’ingresso riservato ai neri, e rimanere chiusa in camerino fino all’entrata in scena, ma una volta sul palcoscenico si trasformava in Lady Day, portando sempre una gardenia bianca tra i capelli, il suo segno distintivo. Alla fine, però, Shaw fu quasi costretto ad ingaggiare anche la cantante bianca Nita Bradley, con la quale Billie Holiday dovette dividere il palco, ma quando la band di Shaw vinse la sfida contro la band di Tommy Dorsey e Red Norvo, il pubblico preferì decisamente Billie Holiday. Ciò nonostante, e sebbene Shaw ammirasse profondamente Bille, il suo incredibile orecchio ed il suo senso del ritmo, le situazioni che si creavano erano sempre più fastidiose e imbarazzanti. Alla fine del 1938, quando fu inviata caldamente ad utilizzare l’ascensore di servizio al Lincoln Hotel, invece di quello per i clienti, in seguito ad una lamentela dei proprietari bianchi dell’albergo, Billie Holiday decise che la misura era colma, e lasciò la band. Alla fine degli anni 30 la Commodore Records pubblicò Strange Fruit, canzone che divise il pubblico e fu oggetto di polemica. Un altro successo registrato da Billie Holiday fu God Bless the Child, che vendette subito oltre un milione di copie, scalando le classifiche Billboard, ispirato ad una storia realmente accadutale. Sua madre, infatti, soprannominata The Duchess (“La Duchessa”), aveva aperto un ristorante chiamandolo Mom Holiday’s (“La Mamma di Holiday”), prendendo in prestito i soldi che la figlia aveva guadagnato durante il periodo in cui, negli anni 30, partì in tour con l’orchestra di Basie. Quando Billie Holiday le chiese la restituzione di una parte dei soldi, in quanto pure lei si trovava in bolletta, la madre glieli rifiutò e Billie andò via infuriata gridando proprio “God Bless the Child”. Fu agli inizi degli anni 40 che Billie Holiday, come da sua ammissione, iniziò a far uso di droghe pesanti. All’inizio degli anni 40 la sua vita subì due forti scosse, sia a causa di un matrimonio breve e tormentato, sia per la morte della madre. Cominciò così ad assumere stupefacenti, come eroina e marijuana, ed anche la sua voce ne risentì, diventando più fragile, ma non per questo meno emozionante. Per la Decca Records Billie Holiday registrò Lover Man, che divenne uno dei suoi più grandi successi, tanto da permetterle di ottenere ingaggi come solista, circostanza alquanto rara per un cantante jazz alla fine degli anni 40, diventando una vera e propria cantante pop. Nel 1945 entrò nuovamente in studio per registrare la celebre Don’t Explain, basata su una sua esperienza personale, dopo che scoprì tracce di rossetto sul colletto della camicia di suo marito. Nel 1947 apparve nel film musicale New Orleans, accanto a Louis Armstrong. L’abuso di stupefacenti complicò la sua partecipazione al film e divenne un serio problema sul set. Billie Holiday, infatti, nonostante guadagnasse oltre mille dollari alla settimana, suonando nei clubs, ne spendeva la maggior parte in eroina, ed il suo amante, Joe Guy, all’epoca viaggiava da Hollywood per rifornirla di droga, fino a quando fu scoperto dal manager di Billie Holiday ed allontanato definitivamente dal set. Il nuovo impresario, Norman Granz, le procurò scritture con importanti musicisti jazz, tra cui Benny Carter, Oscar Peterson, Ben Webster, Coleman Hawkins, Buck Clayton, Tony Scott e il pianista Mal Waldron, che negli ultimi anni l’accompagnò in tutti i suoi concerti. Nel 1947 Billie Holiday raggiunse l’apice del successo commerciale, guadagnando 250.000 dollari nei precedenti tre anni e scalando tutte le classifiche di vendita. Quello stesso anno, però, fu arrestata per possesso di droga, nel suo appartamento di New York, e durante il processo, nel quale fu decisamente male assistita, si dichiarò colpevole, e chiese di essere ricoverata in ospedale. La pubblica accusa parlò addirittura in sua difesa, facendo presente al giudice che non si trattava di un comune caso di tossicodipendenza, dato che l’imputata era una rinomata cantante professionista. Billie fu così condannata alla reclusione e rilasciata agli inizi del 1948 per buona condotta, e quando arrivò a Newark soltanto il suo pianista, Bobby Tucker, e il suo cane la stavano aspettando. Il suo nuovo manager le organizzò un concerto di bentornato alla Carnegie Hall, ma Billie Holiday non era sicura che fosse una buona idea, non sapendo come avrebbe potuto reagire il pubblico, ma alla fine accettò e suonò davanti ad un pubblico entusiasta, registrando il tutto esaurito, ed anzi vennero venduti 2.700 biglietti in più, un record assoluto per l’epoca. Qualche mese le organizzarono uno spettacolo a Broadway, intitolato Holiday on Broadway, anche questo sold out. Ma nel 1949 fu nuovamente arrestata, nella sua camera d’albergo a San Francisco. Alla fine degli anni 40 però, a causa della sua pessima reputazione e nonostante la sua popolarità, le radio iniziarono a limitare la messa in onda dei suoi dischi. Per lo stesso motivo le fu anche revocata la licenza artistica a New York. Nel 1950 apparve nel film Sugar Chile Robinson, e con Count Basie and His Sextet cantò God Bless the Child e Now, Baby or Never. Nel 1954 partì per la sua prima tournée europea; venne in Italia nel 1958 e si esibì a Milano in un teatro di avanspettacolo, ma il pubblico italiano, non abituato al jazz, non gradì lo spettacolo, tanto che Billie non finì neanche di cantare tutti i brani in scaletta, e dopo il quinto pezzo venne fatta rientrare in camerino. Per il suo ultimo giorno di permanenza a Milano le fu organizzato, grazie agli appassionati e intenditori di jazz, uno spettacolo “riparatore” al Gerolamo, in piazza Beccaria, ed il pubblico stavolta le tributò una vera e propria ovazione. Billie Holiday nel 1956, con la preziosa collaborazione di William Dufty, scrittore per il New York Post ed editore, scrisse la sua autobiografia, Lady Sings the Blues, cui seguì l’omonimo l’album nel 1956. Alla fine del 1956 Billie Holiday si esibì in due occasioni alla Carnegie Hall, che per ogni artista rappresentava un grande risultato ed un punto d’arrivo, specie per un’artista afroamericana nel periodo della segregazione. Le critiche dei due concerti furono entusiasmanti e Billie Holiday fu descritta in tutta la sua eleganza, in forma smagliante, padrona del palcoscenico e della sua arte, capace di emanare un’energia magnetica che catturava l’attenzione del fortunato pubblico presente, che alla fine dello spettacolo, all’unisono con tutti i musicisti, le tributò un lunghissimo applauso. Billie Holiday era indubbiamente la migliore cantante jazz vivente al mondo. Nel 1957 sposò Louis McKay, che sebbene fosse un malavitoso ed un manesco cercò, seppur invano, di farla disintossicare. Nel 1958 registrò quello che secondo molti critici è stato il suo album migliore, Lady in Satin, accompagnata da un’orchestra di 40 elementi. Proprio negli anni 50, però, il suo abuso di droghe ed alcool iniziarono a pregiudicare gravemente il suo stato di salute. La sua carriera e la sua vita erano state, infatti, segnate dalla dipendenza dall’alcool e dalla droga, da burrascose relazioni sentimentali e da problemi finanziari, e all’inizio del 1959 le fu diagnosticata la cirrosi epatica e le fu prescritto di smettere di bere. Purtroppo Billie non cambiò il suo stile di vita, e qualche mese dopo accusò una perdita di peso di quasi 10 kg. I suoi amici tentarono invano di convincerla a ricoverarsi in ospedale, ma da lì a breve fu nuovamente arrestata nel suo appartamento, per possesso illegale di stupefacenti, quindi condotta d’urgenza al Metropolitan Hospital di New York, con gravi disturbi al fegato e al cuore. E così dopo la scomparsa del suo vecchio amico Lester Young, il sax tenore al quale fu legata da un intenso rapporto d’amicizia, e che soprannominò Prez (“il Presidente”), mentre lui, a sua volta, la soprannominò Lady Day, due giorni dopo aver ricevuto l’estrema unzione, sempre sotto la sorveglianza degli agenti del servizio narcotici, morì di edema polmonare ed infarto, causati dalla cirrosi epatica. Negli ultimi anni le erano stati in qualche modo sottratti tutti i suoi risparmi, e al momento del suo decesso in banca le rimanevano solo 70 centesimi, e in tasca 750 dollari … That’s it!!

Scheda liberamente e parzialmente tratta dal libro UN SALTO NEL BLUES, di Salvatore Amara – CUEC Editrice www.cuec.eu

BRANO DEL GIORNO
STRANGE FRUIT

Alla fine degli anni 30, mentre stava registrando per la Columbia, a Billie Holiday fu proposto di cantare Strange Fruit, una canzone basata sul racconto di un linciaggio, scritta da Abel Meeropol, un insegnante ebreo del Bronx, che si firmò con lo pseudonimo Lewis Allan, che parlava di uno “strano frutto”, ossia il corpo di un nero ucciso dai bianchi ed appeso a un albero. Nel 1939, sfidando la forte discriminazione razziale, Bille Holiday cantò la canzone in un nightclub del Greenwich Village, il Café Society, di Barney Josephson. Prima di iniziare, Bille Holiday chiese alle cameriere di invitare le persone presenti a fare silenzio. Durante la lunga introduzione della canzone le luci diminuirono e quando iniziò a cantare fu tenuto acceso solo un faro per illuminare il suo volto. Dopo l’ultima nota vennero spente tutte le luci e quando furono riaccese Bille Holiday era andata via. Bille disse che cantare Strange Fruit le ricordò che al padre, a causa del colore della sua pelle, furono negate le cure per una grave malattia polmonare, che ne causò la morte, e ciò rese ancor più emozionante l’esibizione. Milt Gabler decise di registrare il brano con la sua etichetta, la Commodore Records, in un disco nel quale venne inciso sul lato B Fine and Mellow, e fu un successo. Strange Fruit rimase nel repertorio di Bille Holiday per oltre 20 anni. La canzone divise il pubblico e fu oggetto di una polemica tale che poté eseguirla solo se la direzione del club lo consentiva previamente ed espressamente, e negli anni 40 fu un vero e proprio inno di protesta per il movimento per dei diritti civili. La popolarità di Billie Holiday aumentò notevolmente dopo Strange Fruit, ma il prestigio, come disse lei stessa, non pagava le bollette!!

VENTOTTESIMO APPUNTAMENTO … RINVIATO A DATA DA DESTINARSI

La rubrica “RICORRENZE MUSICALI” compie UN ANNO!!
Esattamente il giorno 8 aprile 2016 è stata pubblicata la prima di queste 27 puntate!
È stato un piacere condividere con tutti Voi, appassionati di musica, nozioni ed emozioni che questi grandi Artisti continuano ancora oggi a regalarci.
Dopo un anno è giunto il momento di fermarmi, sperando di avervi fatto buona compagnia.
Resto sempre a Vostra disposizione per osservazioni e suggerimenti, tramite email all’indirizzo easybluesband@libero.it
Ringrazio MARCO SOTGIU, al quale rinnovo tutta la mia stima, per la preziosa collaborazione e la cortese disponibilità, che ha reso possibile questa nuova ed affascinante esperienza, e tutti Voi per la gentile attenzione.
Salvatore

ACCEDI al FORMAT di approfondimento “PERCORSI MUSICALI”, sempre ideato e curato da SALVATORE AMARA in cui l’autore-chitarrista segnala alcuni aspetti, musicali e non, relativi al brano scelto.

Per maggiori informazioni:

– sull’Autore: visita il sito web www.salvatoreamara.it

Il libro UN SALTO NEL BLUES può essere acquistato nelle migliori librerie e anche on line su

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e in tutti i principali portali web

 

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