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“RICORRENZE MUSICALI”, PRIMA PUNTATA: BESSIE SMITH

“RICORRENZE MUSICALI”, PRIMA PUNTATA: BESSIE SMITH

1° puntata della rubrica ideata e curata da Salvatore Amara, chitarrista e autore cagliaritano.

Il giorno 8 APRILE 1924 BESSIE SMITH registrò a New York, per la Columbia Records, i brani Frankie Blues (E. Johnson) e HATEFUL BLUES (E. Johnson e da Perry Bradford)

BESSIE SMITH (Chattanooga, Tennessee 15 aprile 1894 – Clarksdale, Mississippi 26 settembre 1937)

Scheda liberamente e parzialmente tratta dal libro UN SALTO NEL BLUES, di Salvatore Amara – CUEC Editrice www.cuec.eu (scarica e leggi gratuitamente i primi capitoli del libro)

https://www.facebook.com/Cuec-Editrice-926931357353538/?ref=hl

Cantante blues e jazz. È stata la cantante blues più famosa e più celebrata degli anni 20 e 30, e con Louis Armstrong la voce jazz più influente della storia. Dopo aver trascorso i primi anni di vita in una condizione di miseria, Bessie Smithper guadagnare qualche soldo iniziò ad esibirsi per strada, cantando e ballando. In seguito, entrò a far della compagnia Rabbit Foot Minstrels, che metteva in scena spettacoli vaudeville, con un repertorio di blues e di canzoni popolari, la cui stella era Ma” Rainey, che aiutò la giovane Bessie nella sua crescita artistica.

Nel 1923 Bessie Smith si trasferì a New York stabilendosi ad Harlem col marito Jack Gee, il cui matrimonio fu animato sia da numerose infedeltà, da parte di entrambi, che dalla bisessualità di Bessie, e iniziò la sua carriera discografica ingaggiata dalla Columbia Records. Da lì a breve incise Cemetery Blues, Gulf Coast Blues e Down Hearted Blues, che ebbe un incredibile successo, vendendo quasi 800.000 copie in pochi mesi.

Sulla scia del trionfo discografico, il tour che seguì suscitò grande entusiasmo nel pubblico, e le sue esibizioni, oltre agli Stati del sud, arrivarono a toccare anche le principali città del nord-est. Bessie Smith, ormai incoronata “The Empress of the Blues” (“l’Imperatrice del Blues”), divenne in breve tempo l’artista afroamericana più pagata al mondo, capace di gestire i propri spettacoli ed un entourage di circa 40 persone, con cui si spostava in tour con il proprio vagone ferroviario, cantando con la sua voce potente ed espressiva, ballando, mimando e recitando, senza mai trascurare l’aspetto e l’abbigliamento, indossando abiti sgargianti, vistose collane di perle e piume di struzzo. Nel terribile biennio 1930 – 1931 la crisi economica ed il crollo di Wall Street misero in ginocchio sia il mercato dei race records che la maggior parte degli artisti, compresa Bessie.

L’assoluta improvvisa mancanza di richieste per il blues e per ogni forma d’arte comportarono l’inevitabile fallimento di tutte le attività di produzione e di promozione artistica, e la scomparsa del vaudeville e delle riviste di varietà, ormai soppiantate dall’avvento del cinema sonoro. Per Bessie, come per tanti altri artisti, si spensero le luci della ribalta, ed iniziò l’inevitabile declino, ma lei non smise mai di esibirsi, se non più nei teatri, almeno nei clubs.

Nel 1933 John Hammond, che disse di averla trovata in uno speakeasy di Philadelphia, dove lavorava come cameriera, la portò per l’ultima volta in sala di registrazione per la Okeh e Bessie esibì tutta la sua grinta in 4 brani monumentali, Gimme a Pigfoot (And a Bottle of Beer) e Take Me for a Buggy Ride, Do Your Duty e Down in the Dumps, che segnarono il passaggio dal blues allo swing, preludio al jazz.

Seguì qualche apparizione in teatro e qualche concerto, ma per il resto furono mesi segnati dall’oblio, lontano dai fasti del passato, e dall’alcool, fino alla sua tragica morte in un incidente stradale lungo la Route 61, tra Memphis (Tennessee) e Clarksdale (Mississippi). Quando giunse all’Afro American Hospital, un ospedale per neri di Clarksdale, le sue condizioni, ormai disperate, non le consentirono di sopravvivere. Dopo la sua morte circolarono voci sull’omissione di soccorso per motivi razziali e sul fatto che lì nel profondo sud non venne ricoverata negli ospedali per soli bianchi, motivo per cui dovettero necessariamente condurla in un ospedale per neri, che si trovava molto più distante, a discapito di un soccorso tempestivo, circostanza che ne determinò la morte. Una versione in tal senso, proveniente dal produttore John Hammond, finì in un articolo pubblicato nel novembre del 1937 dalla rivista Down Beat, provocando enorme scalpore.

Nonostante il funerale si fosse svolto a Philadelphia, davanti a più di 7.000 persone, Bessie Smith fu sepolta in una tomba rimasta per tanti anni disadorna e priva di lapide, fino a quando Janis Joplin e Juanita Green, che da bambina aveva lavorato come domestica a casa di Bessie Smith, fecero apporre nel 1970 una lapide, su cui la Columbia fece scrivere “La più grande cantante di blues del mondo non smetterà mai di cantare”.

BRANO DEL GIORNO: link HATEFUL BLUES (“Blues carico d’odio”)

Dall’ascolto di HATEFUL BLUES risalta proprio l’incredibile capacità di Bessie Smith di occupare, in maniera quasi straripante, con la sua voce poderosa e avvolgente, tutto lo spazio musicale di ogni brano che interpretava. In questo pezzo si avvalse dell’accompagnamento di due soli musicisti, ossia di Irving Johns al piano, che praticamente fungeva da intera sezione ritmica, e dal violino di Robert Robbins, che con i suoi incisi e le sue svisate aveva il compito di abbellire, decorare e colorare le melodie vocali create da Bessie.

Secondo appuntamento venerdì 22 aprile 2016

Nella prossima puntata di “RICORRENZE MUSICALI” si parlerà di HENRY COLUMBUS SPEIR, morto a Pearl, Mississippi, il 22 APRILE 1972

Il libro UN SALTO NEL BLUES può essere acquistato nelle migliori librerie e anche on line su

http://www.ibs.it/code/9788884679604/amara-salvatore/salto-nel-blues.html?gclid=CIWNwdS7ossCFUqeGwod-K4ElA

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ACCEDI al FORMAT di approfondimento  “PERCORSI MUSICALI”, sempre ideato e curato da SALVATORE AMARA in cui l’autore-chitarrista segnala alcuni aspetti, musicali e non, relativi al brano scelto

www.salvatoreamara.it

 

 

 

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