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RICORRENZE MUSICALI: STEVIE RAY VAUGHAN

RICORRENZE MUSICALI: STEVIE RAY VAUGHAN

Venerdì 27 Agosto, 4° puntata di “RICORRENZE MUSICALI”: Stevie Ray Vaughan.

Rubrica ideata e curata da Salvatore Amara, chitarrista e autore cagliaritano. www.salvatoreamara.it

Il giorno 27 AGOSTO 1990 a East Troy, Wisconsin, moriva Stephen Ray Vaughan, noto Stevie.

STEVIE RAY VAUGHAN
Stephen Ray Vaughan, noto Stevie (Dallas, Texas 3 ottobre 1954 – East Troy, Wisconsin 27 agosto 1990).
Chitarrista, cantante e compositore. Stephen Ray era un ragazzo timido e insicuro, ed ebbe una giovinezza tormentata, che ne condizionò l’intera esistenza. Il padre, infatti, era un alcolizzato e spesso, con il suo carattere irascibile e violento, terrorizzava i suoi familiari e i suoi amici. Anche Stephen Ray in più occasioni fu malmenato dal padre. La sua ammirazione nei confronti del fratello maggiore Jimmie (nato nel 1951), anche lui rinomato musicista e futuro chitarrista dei Fabulous Thunderbids, lo avvicinò a diversi strumenti, come la batteria e il sax. Nel 1961, per il suo settimo compleanno, ricevette la sua prima chitarra, un giocattolo con sole tre corde. Iniziò così ad imporsi una severa disciplina di apprendimento, imparando ad orecchio a suonare le canzoni e ascoltando in continuazione bluesmen come Albert King, Otis Rush e Muddy Waters, chitarristi rock come Jimi Hendrix e Lonnie Mack, ed anche chitarristi jazz, come Kenny Burrell. Nel 1963 acquistò la sua prima chitarra elettrica, una Gibson del fratello Jimmie, e nel 1965 entrò a far parte della sua prima band, i Chantones. Vista l’assenza, quantomeno affettiva, dei genitori, Stevie Ray Vaughan si immerse totalmente nello studio dello strumento ed il suo rapporto con la chitarra divenne viscerale, quasi ossessivo. Viste le precarie condizioni economiche della sua famiglia, Vaughan trovò lavoro in una rivendita di hamburger, lavando i piatti e buttando la spazzatura, ma dopo esser caduto in un barile di grasso decise di lasciar perdere e di dedicarsi solo ed esclusivamente alla carriera musicale. Nel 1970 Vaughan si unì alla band di Jimmie, i Texas Storm, e nel 1971 formò la sua prima band, i Blackbird. Non riuscendo più a far convivere i concerti, che duravano fino a tarda notte, con gli studi, tanto che sempre più spesso si addormentava in classe durante le lezioni, Stevie Ray Vaughan a 17 anni abbandonò la scuola per dedicarsi completamente alla musica, e l’anno successivo si trasferì ad Austin, dove continuò a studiare la chitarra da autodidatta, senza alcuna conoscenza della teoria musicale, con il solo aiuto del suo orecchio, e ponendo alla base di tutta la sua preparazione l’assiduo ascolto della musica ed il continuo esercizio, fino ad esercitarsi automaticamente anche mentre guardava trasmissioni sportive alla TV. Suonò nei numerosi clubs di Austin, aprendo anche i concerti di varie bands, e nel marzo 1973 entrò a far parte della band Nightcrawlers. La band firmò un contratto con Bill Ham, il manager degli ZZ Top, e suonò in diverse occasioni negli Stati del sud, ma senza tanto successo, tanto che Ham lasciò la band di punto in bianco in Mississippi, senza neppure riportare a casa i musicisti e addirittura chiedendo a Vaughan il rimborso per le spese della sua amplificazione ed attrezzatura, che ovviamente non vide mai. Nel 1975 Stevie Ray Vaughan si unì alla band chiamata Paul Ray and the Cobras, esibendosi ogni settimana in un noto locale cittadino, il Soap Creek Saloon, poi chiamato Antone’s, riconosciuto da tutti come la “Casa del blues” di Austin, e si esibì anche con altri celebri musicisti, inclusi Buddy Guy, Hubert Sumlin, Jimmy Rogers, Lightnin’ Hopkins e Albert King, dal quale Vaughan era “spaventato a morte”. Nel mese di settembre decise di formare i Triple Threat Revue, con la cantante Lou Ann Barton. Dopo i primi successi nei locali della zona di Austin, Vaughan cambiò nome alla band in Double Trouble, tratto dall’omonima canzone di Otis Rush, e ne divenne il leader. Dopo qualche mese di assestamento, la formazione includeva alla batteria Chris Layton, al quale tempo prima proprio Vaughan aveva insegnato a suonare lo shuffle alla batteria, e al basso Jackie Newhouse. Dopo le prime apparizioni radiofoniche importanti, la cantante Lou Ann Barton lasciò la band e Millikin divenne il manager di Vaughan, il quale ingaggiò anche Robert “Cutter” Brandenburg come road manager, il quale lo convinse a utilizzare il diminutivo Stevie. Nel dicembre 1979, mentre Vaughan si trovava in camerino prima di un concerto a Houston, un poliziotto lo arrestò per averlo visto usare cocaina da una finestra aperta. Fu così incriminato per possesso di cocaina e rilasciato su cauzione. Muddy Waters, il cui show doveva essere aperto dai Double Trouble, disse che Stevie Ray Vaughan sarebbe potuto diventare il miglior chitarrista mai esistito, ma non sarebbe arrivato neppure a 40 anni se non avesse smesso di far uso di cocaina. All’esito del processo, Vaughan fu condannato a due anni, in regime di messa alla prova, con divieto di lasciare il Texas. Nel 1981 Tommy Shannon, già bassista di Johnny Winter, andò a vedere un’esibizione dei Double Trouble a Houston, e durante il concerto prese parte ad una jam session con Vaughan e Layton. Per lui fu come una rivelazione, e durante la pausa si avvicinò a Vaughan per dirgli, noncurante dell’altro bassista, che desiderava far parte della band. E così dopo circa tre mesi Vaughan gli offrì il posto di Jackie Newhouse e Shannon accettò. Nonostante fosse popolare in Texas, la band non era conosciuta fuori dallo Stato, ma il produttore discografico Jerry Wexler, su indicazione di Mick Jagger, si accorse di Stevie Ray Vaughan, e nel 1982 lo raccomandò a Claude Nobs, organizzatore del Montreux Jazz Festival, descrivendolo come “un gioiello, una rarità che appare una sola volta nella vita”. E così Vaughan fu invitato al Montreux Jazz Festival. Non aveva ancora inciso un album, e non aveva un contratto discografico, nessuna nomea, ma ridusse in cenere il palco, e tutti, dopo, si chiesero chi diamine fosse. Tuttavia, nonostanteStevie Ray Vaughan avesse tenuto i suoi ampli ad un volume decisamente più basso del solito, parte del pubblico fischiò l’esibizione. Del resto, era comprensibile che per quegli amanti del jazz non dovesse essere stato piacevole venire investiti dal tornado elettrico di un chitarrista purosangue di blues texano come Vaughan, il cui suono era stato reso ancor più cruento ed esplosivo dall’acustica del teatro. Stevie Ray rientrò sconfortato in camerino, ma la notte seguente i Double Trouble suonarono nella lounge del Montreux Casino, e tra il pubblico si trovava anche Jackson Browne, che alla fine del set si esibì in una jam con la band fino alle prime ore del mattino, per poi mettere a loro disposizione gratuitamente i propri studi di registrazione a Los Angeles. In appena due giorni Stevie Ray Vaughan e i Double Trouble registrarono il loro album di debutto, interamente in presa diretta, senza alcuna aggiunta o modifica successiva. Mentre si trovava in studio di registrazione, Vaughan ricevette una telefonata da David Bowie, anch’egli presente tra il pubblico del Montreux Jazz Festival, e che aveva incontrato a fine spettacolo, il quale gli disse che era stato molto colpito dalla sua esibizione e lo ingaggiò per la registrazione del disco Let’s Dance. Visto il successo dell’album, Bowie gli propose di unirsi al suo tour promozionale mondiale. Vaughan iniziò così le prove per il tour, ma a pochi giorni dall’inizio del tour, non convinto di suonare un genere di musica troppo lontano dai suoi gusti, e visto anche il fallimento degli accordi contrattuali relativi al suo compenso, decise di abbandonare Bowie. Paradossalmente, il fatto di essersi rifiutato di seguire Bowie gli procurò ancor più pubblicità. Nel 1983 Gregg Geller, vicepresidente dell’etichetta Epic Records, dietro raccomandazione del produttore discografico John Hammond, propose a Stevie Ray Vaughan e ai Double Trouble un contratto discografico. Lo stesso anno fu pubblicato l’album di debutto, Texas Flood, con il nome definitivo della band, Stevie Ray Vaughan & Double Trouble. Il consenso della critica e del pubblico furono unanimi ed immediati, l’album vendette oltre 500.000 copie ed il singolo Pride and Joy scalò le classifiche musicali. Le richieste di concerti si moltiplicarono, sia negli U.S.A. che in Europa, e così anche le apparizioni a programmi televisivi e radiofonici. Il pubblico fu entusiasta e la stampa dipinse Stevie Ray Vaughan come nuovo guitar hero. Il successo venne confermato, ed anzi superato, dall’album successivo, Couldn’t Stand the Weather (1984). Nel 1984 Vaughan si esibì alla Carnegie Hall. In quell’occasione la sala concerti si trasformò in un vero e proprio rumoroso roadhouse, con una folla entusiasta, e Vaughan venne presentato da Hammond come uno dei migliori chitarristi di tutti i tempi. Il successivo tour promozionale toccò tutta l’Europa, l’Australia, la Nuova Zelanda, il Canada e il Giappone. Nel 1985 uscì l’album Soul to Soul, con l’innesto del tastierista Reese Wynans. Durante le sessioni di registrazione, però, l’abuso da parte di Vaughan di droghe e alcool aumentò in maniera preoccupante ed anche Layton e Shannon iniziarono ad essere decisamente annebbiati dall’uso di droghe e di alcool. Il livello di attenzione e di concentrazione generale calò vertiginosamente, tanto che spesso in studio di incisione i musicisti giocavano soltanto a ping-pong. La dipendenza di Vaughan risaliva a 6 anni, quando iniziò a bere alcolici di nascosto dalle bottiglie che rubava al padre, mentre intorno al 1975 iniziò anche a fare uso di cocaina, dopo aver fatto uso di altre droghe, tra cui cannabis e metanfetamine. Nella stessa situazione si trovava pure Tommy Shannon. Il successo internazionale dell’album generò un tour promozionale, che toccò nuovamente quasi tutta l’Europa, portando Vaughan per la prima volta anche in Italia, all’Umbria Jazz Festival di Perugia, e spianandogli la strada per il ritorno al festival di Montreux, stavolta nelle vesti di acclamata star internazionale. L’esibizione fu un successo e fruttò a Stevie Ray Vaughan un Grammy Award. L’abuso da parte di Vaughan di alcool e cocaina raggiunse il picco proprio durante il tour europeo del 1986, quando ormai assumeva giornalmente quasi un litro di whiskey e circa 7 grammi di cocaina, e la sua forma fisica e mentale peggiorò in maniera preoccupante, tanto che ebbe un collasso, dopo un concerto tenutosi in Germania. Vaughan venne immediatamente ricoverato a Londra e fece ritorno negli U.S.A. per essere ricoverato in un centro disintossicazione in Georgia, ed anche Shannon si ricoverò in un centro disintossicazione di Austin. Quando Vaughan terminò il programma di riabilitazione, era terrorizzato all’idea di suonare da sobrio, ma presto trovò nuove motivazioni e nuova ispirazione. Ormai uscito dalla dipendenza di droghe e alcool, alla fine del 1986 Vaughan partì in tour negli U.S.A. Nel 1988 ritornò in Europa e in Italia, dove si esibì anche al Palatrussardi di Milano e al Pistoia Blues Festival, e nel 1989 rientrò in studio di registrazione per incidere l’album In Step, che vinse un Grammy Award come miglior album di blues contemporaneo e vendette più di un milione di copie. Nel 1990 collaborò con il fratello Jimmie al disco Under the Red Sky di Bob Dylan, e sempre col fratello incise Family Style, entrambi pubblicati postumi. Nello stesso anno partecipò a MTV Unplugged, in una delle pochissime incisioni in cui suonò una chitarra acustica. La notte del 27 agosto 1990, dopo aver partecipato a un memorabile concerto all’Alpine Valley Music Theater, vicino a East Troy, nel Wisconsin, con Eric Clapton, Robert Cray, Buddy Guy e il fratello Jimmie, Stevie Ray Vaughan salì su un elicottero per tornare al suo albergo di Chicago. Come dichiarò Clapton, Vaughan, stanco dopo il concerto, chiese di prendere il suo posto per ritornare in albergo quanto prima. Poco dopo il decollo però il velivolo si schiantò contro una collina, a causa della fitta nebbia. Nell’impatto, oltre a Vaughan, morirono il pilota e i membri dello staff di Eric Clapton. Nel 1991 il Governatore del Texas proclamò il 3 ottobre, giorno di nascita del chitarrista, come Stevie Ray Vaughan Day, e nel 1992 la Fender iniziò la produzione della Stevie Ray Vaughan Signature Stratocaster, progettata assieme al chitarrista poco prima della sua morte, che riproduceva la sua chitarra preferita, che lui chiamava Number One o First Wife (“prima moglie”).

Scheda liberamente e parzialmente tratta dal libro UN SALTO NEL BLUES, di Salvatore Amara – CUEC Editrice www.cuec.eu

Brano del giorno: PRIDE & JOY (“orgoglio e gioia”)

In questa versione live si può apprezzare il sound corposo e rotondo di Stevie Ray Vaughan , favorito anche dall’uso di corde di dimensioni decisamente superiori alla norma, che in più di un’occasione danneggiarono non solo i manici delle sue chitarre, nonostante l’accordatura fosse un semitono sotto rispetto a quella standard, ma anche i suoi polpastrelli, che in casi estremi dovette ricoprire di colla superglue, già usata dai soldati americani in Vietnam per chiudere le ferite in situazioni di emergenza. Lo stile di Vaughan, caratterizzato da fraseggi veloci, brillanti e taglienti, al contempo ritmicamente molto precisi, ma anche da soli lenti ed evocativi, ricorda quello di Jimi Hendrix, al quale Vaughan si ispirò. Stevie Ray Vaughan fu influenzato anche da altri chitarristi blues e rock, come Albert King, Freddie King, Chuck Berry, Buddy Guy, B.B. King, Lonnie Mack, Eric Clapton, Albert Collins, Johnny “Guitar” Watson, Howlin’ Wolf, Otis Rush, Guitar Slim e Muddy Waters, e pure da chitarristi jazz, come Django Reinhardt, Wes Montgomery, Kenny Burrell e George Benson. A sua volta, nonostante la sua breve carriera, Vaughan è stato uno dei più grandi, talentuosi ed influenti esponenti della storia della chitarra blues e rock, ed una delle figure più importanti del blues revival degli anni 80, ed è riuscito a tracciare una nuova strada per le future generazioni di musicisti.

DODICESIMO APPUNTAMENTO VENERDÌ 9 SETTEMBRE 2016
Nella prossima puntata di “RICORRENZE MUSICALI” si parlerà di OTIS RAY REDDING, Jr., nato a Dawson, Georgia, 9 SETTEMBRE 1941

Per maggiori informazioni:

– sull’Autore: visita il sito web www.salvatoreamara.it

Il libro UN SALTO NEL BLUES può essere acquistato nelle migliori librerie e anche on line su

www.ibs.it

www.amazon.it

e in tutti i principali portali web

 

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