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UN GIORNO AL FESTIVAL “SULLE STRADE DEL BLUES”

UN GIORNO AL FESTIVAL “SULLE STRADE DEL BLUES”

Sulle strade del blues – Venerdì 5 agosto 2016.

Di Nicola Sulas.

L’inizio del festival “Sulle strade del blues” fa seguito ad una giornata torrida, al termine della quale speravo che il caldo lasciasse il posto a temperature più miti e magari ad una leggera brezza rinfrescante, cosicché di torrido sarebbe rimasta solo la musica.
Inaspettatamente, la brezza è diventata un fastidioso maestrale, mentre la temperatura mite si è lentamente e subdolamente trasformata in un freddo piuttosto seccante. Poco male, ho pensato, il Lazzaretto dovrebbe essere abbastanza riparato. L’ambientazione per le tre giornate del festival “Sulle strade del blues” è azzeccata. L’ampio edificio con la corte centrale dallo sviluppo in pendenza verso il palco simula, con un pizzico di fantasia, un piccolo e accogliente anfiteatro. C’è un discreto viavai di gente che si mantiene costante per tutta la serata, complice anche la mostra d’arte moderna, interessante visivamente anche per chi non ha una preparazione specifica nel campo. C’è il banchetto della birra e del cibo, dei libri e dei cd, il pubblico passeggia avanti e indietro, chiacchiera, beve e sorride, e ci sono bambini liberi di scorrazzare tutt’intorno. L’atmosfera, per farla breve, è gradevole, e sa un po’ di piazza di paese.
Il corposo programma prevede quattro esibizioni e gioca sulla varietà, essendo il blues solo uno degli aspetti della serata d’apertura. I primi a suonare sono i campidanesi Nous Autres, che affollano il palco con la loro formazione a sette elementi e propongono una musica di stampo cantautorale con ispiratori Capossela, De Andrè, Paolo Conte e Guccini, per citare i più evidenti. Viste le premesse, mi aspettavo quindi una performance basata soprattutto sulla componente vocale. Il sound è invece ricco e vario, gli arrangiamenti sono elaborati e la costruzione dei brani denota uno sforzo evidente per creare uno stile ricercato, non sorprendente considerati i dodici anni di attività e i cinque album pubblicati. L’esibizione è breve ma i Nous Autres riceverono meritati applausi, nonostante si avverta che il pubblico sia rimasto un po’ spiazzato dalla musica piuttosto lontana dal tema del festival.
Il blues non è protagonista neanche subito dopo, quando sul palco salgono i locali Be Funk, navigata band che propone un jazz-fusion-funk strumentale divertentissimo e coinvolgente. Con una formazione a cinque elementi e una sezione ritmica comprendente anche un percussionista, il sound è ancora più scoppiettante. L’esperienza e la tecnica di tutti i musicisti sono evidenti ed il repertorio di brani originali strappa applausi e un’approvazione incondizionata, tanto che il pubblico pare aver dimenticato che dovrebbe aspettarsi del blues da un festival che si chiama “Sulle strade del blues“.
La musica del diavolo arriva subito dopo, e lo fa con un tributo alle origini, al sound del delta del Mississippi e alle note suonate con le chitarre acustiche e l’armonica. Dietro i nomi di WillyBoy Taxi & Black Victor si nascondono due vecchie conoscenze della scena cagliaritana, William Rossi e Vittorio Pitzalis, che si lanciano in uno show fatto di rivisitazioni di vecchi blues (tra cui una bella versione di versione di Summertime mixata con Autumn Leaves , o l’interpretazione in chiave boogie di I’m goin down) e di brani originali. Il pubblico gradisce e partecipa in prima persona incitando, battendo il tempo su richiesta senza farsi troppo pregare, scambiando battute e ridendo alle goliardate dei due bluesman. Sembra una riunione di amici che assistono all’esibizione di altri amici che suonano per il puro piacere di divertirsi. E in fondo è così, e non potrebbe esserci inizio migliore per l’arrivo del blues sul palco del lazzaretto.
Quando il vento e il freddo ormai si fanno sentire pesantemente, causando anche qualche problema tecnico, è il tempo dell’ultima esibizione, proposta da Fabio Marza, giovane bluesman di Domodossola dedito ad un suono elettrico scarno ma grintoso, costruito sulla chitarra e sulla sezione ritmica imbastita da Valter Spada e Alessandro Picciau, che torneranno sul palco anche i giorni successivi. Il repertorio si basa su brani originali e su alcune cover, ed è suonato con gusto e con evidente divertimento. Ospite all’armonica in alcuni brani Paolo Demontis, anche lui quasi onnipresente durante tutto il festival ad accompagnare parecchie esibizioni. Fabio Marza ha una carriera quasi decennale e dopo alcuni dischi e la partecipazione a vari festival in giro per l’Italia dimostra di sapersi muovere con scioltezza e di saper catturare l’approvazione del pubblico. La sua esibizione chiude una serata in crescendo che rappresenta un ottimo inizio per il festival.

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